StupiDiario Burocratico

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di Vincenzo Pollastrini

Parte Prima    

OSCURITA’ DELLE LEGGIè un male … grandissimo se le leggi sieno scritte in una lingua straniera al popolo, che lo ponga nella dipendenza di alcuni pochi, non potendo giudicar da se stesso qual sarebbe l’esito della sua libertà, o dei suoi membri, in una lingua che formi di un libro solenne e pubblico un quasi privato e domestico. Che dovremo pensare degli uomini, riflettendo esser questo l’inveterato costume di buona parte della colta ed illuminata Europa! Quanto maggiore sarà il numero di quelli che intenderanno e avranno fra le mani il sacro codice delle leggi, tanto men frequenti saranno i delitti, perché non v’ha dubbio che l’ignoranza e l’incertezza delle pene aiutino l’eloquenza delle passioni” (CESARE BECCARIA – DEI DELITTI E DELLE PENE – 1764).

Buongiorno,

mi chiamo Cesare Beccaria.

Sono stato il nonno di Alessandro Manzoni, figlio di mia figlia Giulia.

Ma lasciatemi in modo più appropriato dire, in assenza di replica da parte dell’interessato, che Alessandro Manzoni è stato mio nipote.

Mi avete dedicato strade, piazze, scuole, carceri, tutte oggi più o meno vuote (tranne le carceri).

Il mio trattato Dei delitti e delle pene, scritto oltre 250 anni fa (avevo appena 26 anni), è ancora oggi citato e studiato. 

Eppure gli inizi furono ardui. 

La Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione non gradì le mie idee sulla distinzione tra reato e peccato, troppo innovative per i tempi, e il mio lavoro finì nell’indice dei libri proibiti. 

In qualche modo siete i miei discendenti, e mi duole vedervi affannati tra pandemia e crisi di ogni genere.

In nome delle strade, delle piazze, delle scuole, delle carceri cui avete impresso il mio nome, invero senza il mio consenso, mi sento in diritto di esprimere ancora una volta un pensiero

E’ un male grandissimo, spiegai, che le norme siano scritte in una lingua incomprensibile. Ciò equivale a rendere privato, ad uso di pochi, un libro che dovrebbe essere solenne e pubblico, quello delle leggi.

Una tecnica di scrittura, che renda incomprensibili le leggi, insidia la libertà individuale. L’ignoranza e l’incertezza che ne seguono rendono più probabile l’infrazione alle leggi stesse.

Nella vostra foga di partorire regole, eccezioni e codicilli, vi siete mai fermati ad osservare il risultato del vostro modo di far leggi? 

Non da oggi, certo. 

Ma il periodo e il contesto nel quale vivete imporrebbe un maggior rispetto.

Ho letto norme fregiate di titoli pomposi e paternalistici (Decreto Cura ItaliaDecreto Liquidità, Pronto Cassa), con le quali vi proponete di aiutare piccoli imprenditori e professionisti in difficoltà a causa dell’emergenza.

Ecco qualche esempio.

DECRETO CURA ITALIA

Articolo 67, comma 4, D.L. 18/2020 (comma che, dopo molte giuste proteste, è in corso di abrogazione): “con riferimento ai termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori si applica, anche in deroga alle disposizioni dell’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n.212, l’articolo 12 del decreto legislativo 24 settembre 2015, n.159”.

Traduzione: il Fisco ha due anni di tempo in più per gli accertamenti in scadenza 2020.

DECRETO LIQUIDITA’ per aiutare le aziende in difficoltà a ricevere finanziamenti

Articolo 1, comma 2, lettera b, D.L. n.23/2020: “le garanzie di cui al comma 1 sono rilasciate alle seguenti condizioni … al 31 dicembre 2019 l’impresa beneficiaria non rientrava nella categoria delle imprese in difficoltà ai sensi del Regolamento (UE) n.651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, del Regolamento (UE) n.702/2014 del 25 giugno 2014 e del Regolamento (UE) n.1388/2014 del 16 dicembre 2014, e alla data del 29 febbraio 2020 non risultava presente tra le esposizioni deteriorate presso il sistema bancario, come definite ai sensi della normativa europea”.

Traduzione: se vuoi ottenere un finanziamento, garantito per lo più dallo Stato, non devi trovarti in difficoltà secondo parametri contenuti in tre regolamenti UE che devi andarti a vedere, più tutta la normativa europea per verificare se la tua esposizione è deteriorata.

Attenzione, questa è la lettera b, poi vi sono altre condizioni da rispettare, che risparmio al lettore, e precisamente le lettere a, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n.

Articolo 13, comma 1, lettera m, D.L. n.23/2020: “il soggetto richiedente applica all’operazione finanziaria un tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione … non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni a 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1,  commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n.232, maggiorato dello 0,20 per cento”.

Traduzione: piccole imprese e professionisti in difficoltà, cui lo Stato si degna di concedere un finanziamento di 25.000 euro (ovviamente da restituire), dovranno restituirlo ad un tasso di interesse con un tetto massimo. Provate a calcolarlo, facile no?

PRONTO CASSA: il piano della Regione Lazio per finanziare con 10.000 euro (da restituire senza interessi) piccole imprese e professionisti in difficoltà.

Sul sito si legge di “partecipazione e adempimenti semplificati al massimo”.

Ebbene: 30 pagine (poco meno) di regole. 

Le condizioni sono parecchie (basta leggere) e vanno autocertificate. Questo significa che un errore può costare la galera. 

Ma nessun problema, evidentemente tutti sanno che cosa è una “clausola antipantouflage”.

Immagino sia altrettanto noto “quanto previsto dagli articoli 110 del D.Lgs. 18 aprile 2016, n.50 e ss.mm.ii. e 186-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n.267 e a partire dal 15 agosto 2020 dall’art.95 del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza adottato in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n.155”. 

E poi ancora click day e procedura informatica (non è bastata l’esperienza Inps, evidentemente).

Evitiamo, per brevità di proseguire.

Lodevole l’intento di aiutare chi è in difficoltà.

Interessante lo spunto della Regione, che con un glossario tenta di chiarire ciò che può.

Resta il ginepraio di regole e l’oscurità dei sacri testi.

Contro il mio insegnamento.

Mi rendo conto che la complessità della vostra società mal si presta ad essere disciplinata da regole semplici ed intuitive. 

Sarebbe semplicistico e scorretto pensare che sia possibile rinunciare, all’interno di settori fortemente specialistici, a regole e tecnicismi.

Mi domando tuttavia, rileggendo norme del genere: davvero non si poteva fare meglio? E’ così difficile limitare le regole all’essenziale, e scriverle in modo ragionevolmente comprensibile?

Proporrei di togliere da strade, piazze, scuole, carceri le targhe con il mio nome. 

Non lo meritate.

Rileggete il mio trattato, prima, e fatene tesoro. 

Poi, se vorrete, rimettete le targhe al loro posto.

Rabbrividisco tuttavia al pensiero dell’odissea burocratica che dovrete affrontare per un’azione del genere, e ritiro la proposta.

Lasciatemi almeno firmare il modulo di consenso per la privacy, che a suo tempo non mi fu chiesto.

Cordialmente

Cesare Beccaria

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