L’utopia del reddito di ultima istanza

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Nella babele delle procedure predisposte dal Governo per l’accesso agli ammortizzatori sociali, al fine di sostenere i lavoratori nel pieno delle difficoltà economiche scaturite dalla emergenza Codiv-19, quella avvolta dalle maggiori incertezze è senza dubbio costituita dal reddito di ultima istanza.

L’art.43 del Decreto Cura Italia, infatti, ha previsto l’erogazione di un bonus di 600 euro in favore dei lavoratori che, sostanzialmente, non possono avere accesso alle altre misure di sostegno, quali la cassa integrazione e l’indennità per i lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni dell’Inps.

Allo stato attuale sussistono ancora numerosi dubbi sulla platea dei beneficiari di questo strumento che, di fatto, rappresenta l’ultimo paracadute per tutti coloro che risultano privi dei requisiti soggettivi per ottenere il supporto delle principali forme di assistenza. L’incertezza è stata evidenziata dallo stesso Ministero dell’Economica e delle Finanze che sul proprio sito ha sottolineato che bisognerà aspettare i prossimi giorni per stabilire con precisione i destinatari del reddito di ultima istanza.

Dalla possibile richiesta da parte dei liberi professionisti iscritti ad un Albo con relativa cassa professionale, che sembra ormai certa, si discute se far rientrare in questa misura di sostegno anche colf e badanti, così come gli altri lavoratori il cui contratto a termine scadrà nei prossimi giorni, nonché gli agenti di commercio.

Le maggiori perplessità, tuttavia, si registrano sul piano delle risorse destinate al fondo, appena 300 milioni di euro che, a conti fatti, aprirebbero la porta del bonus solamente a 500 mila soggetti. Sulla inadeguatezza dello stanziamento predetto, basti pensare che i liberi professionisti iscritti alle relative casse professionali ammontano a circa un milione, mentre colf e badanti sono circa 860 mila. Se a costoro aggiungiamo tutti gli altri potenziali beneficiari appare chiaro che, almeno ad oggi, lo slogan “nessuno rimarrà privo di tutela” appare una chiara utopia.

Dott. Valerio Pollastrini

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